Gli scout vengono spesso visti in modo scettico: hanno usi e costumi molto particolari. Ma in realtà il mondo scout è estremamente coinvolgente: basta vederne uno per provare una sorta di ammirazione e di curiosità. Io ho visto uno scout fare nodi: mi è bastato questo per decidere di iscrivermi la sera stessa.Una volta entrati in questo mondo, poi, si resta segnati fin dall’inizio. L’ho capito subito: appena sono entrato in questa famiglia sono rimasto colpito dalle risate e dai momenti divertenti che mi portavo a casa facendo i lupetti. Passando in branca e/g, ho avuto la conferma della positività che gira intorno allo scoutismo. 

Ma cosa vuol dire essere scout e perché vale la pena fare parte di questo mondo?

Essere scout è un insieme di esperienze che lasciano un segno. Lo scoutismo regala momenti unici, sia positivi che negativi. Anzi, è proprio perché affrontiamo i nostri “momenti no” che riusciamo ad apprezzare di più i momenti positivi. E poi, in quale altro posto avremmo la possibilità di fare un’uscita di squadriglia in cui non ci sono capi o genitori e dobbiamo cavarcela da soli? Sono soddisfazioni eh!

Essere scout vuol dire dare del proprio meglio in ogni situazione, anche in quelle in cui normalmente ci rassegneremmo : dare del proprio meglio, in questi casi, vuol dire cercare il lato positivo da cui ripartire per trasformare la situazione in qualcosa di positivo. La legge dice che si sorride e si canta anche nelle difficoltà!

Essere scout vuol dire avere fiducia nell’altro: solo insieme si superano le difficoltà.

Essere scout vuol dire sfidare i propri limiti. Vuol dire fare una camminata che nella vita di tutti i giorni non avresti mai fatto, ma con il fazzolettone, si sa, sei più forte ed energico e riesci ad arrivare, non senza fatica, in cima alla montagna. E lassù c’è un panorama che ti toglie il fiato: non è solo bello, è il risultato del tuo impegno, della tua sfida con te stesso.

Essere scout vuol dire essere responsabili.  Nessuno fa le cose al posto nostro: se non cerchiamo noi la soluzione, nessuno lo farà. Al massimo avremo i capi squadriglia e i vice che ci rincorrono per ricordarcele! Volete sapere chi sono questi due personaggi? Be’, sono dei ragazzi di 14-15 anni che guidano noi più piccoli in questo mondo avventuroso. Ci danno il loro aiuto affinché insieme possiamo riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Sono quelli che ci dimostrano cosa vuol dire dare del proprio meglio ogni giorno. E noi dobbiamo essere bravi a imparare da loro e a ricordargli quanta voglia di fare c’è dentro ognuno di noi (perché a volte se lo dimenticano).

Essere scout vuol dire imparare ad esserci per qualcuno, sia per un confronto o un supporto che per dare una mano nel vero senso della parola. E questo non solo quando siamo in uniforme, ma sempre. Chi è scout lo sa e deve esserne fiero: puoi anche non starmi simpatico, ma troverai sempre la mia mano pronta ad aiutarti. 

Essere scout vuol dire fare parte di una comunità, vuol dire cercare di toglierci le nostre corazze per poter essere noi stessi al 100%. E sappiamo che, una volta fatto, saremo comunque apprezzati e accolti. Essere scout è un posto sicuro!

Essere scout vuol dire mettersi in gioco per fare sì di poter lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato!

Se dovessi dire le parole d’ordine di questo mondo, userei quattro termini: amicizia, divertimento, mettersi in gioco e imparare. È una soddisfazione vedere come tutto ciò che facciamo qui è d’aiuto nella vita di tutti i giorni! 

E la certezza che vale la pena essere scout ce l’ho a fine uscita o campo: sei stanco, sporco, spettinato, con un trucco naturale fatto principalmente dalle occhiaie, ma vorresti poter riavvolgere il tempo per ricominciare tutto dal primo giorno per poter almeno ritornare in quel mondo diverso, divertente, quasi non vero in cui entriamo ogni sera al fuoco. In quei momenti scherziamo, cantiamo, balliamo e tutto il resto scompare: ci siamo solo noi, illuminati dalle stelle e da quel fuoco scoppiettante che sembra voler prender vita per poter giocare con noi.  Ma il fuoco ad un certo punto si abbassa, ci indica che è il momento di andare a dormire, di lasciarci cullare dalle stelle. E, forse, il campo è un po’ come il fuoco: ci ammalia, ci travolge, ma poi si ferma. Forse perché è ora di lasciarci cullare dalle mille emozioni provate per poterle rimettere a posto e capire quanto siamo cresciuti.

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